Progetto Pilota Melito di Napoli

Descrizione 

La ricerca indaga come l’integrazione tra infrastrutture energetiche, riqualificazione dello spazio pubblico e pratiche comunitarie possa ridefinire i processi di rigenerazione urbana, superando una visione esclusivamente energetica in favore di un modello sistemico basato sull’interazione tra People, Policies e Places.

La fase iniziale ha riguardato la definizione di un framework teorico-metodologico capace di integrare dimensioni sociali, ambientali e infrastrutturali. Tale approccio si fonda sul protocollo GIS AGAPE, sviluppato come strumento di supporto decisionale per le amministrazioni pubbliche, in grado di mappare, simulare e valutare scenari di trasformazione urbana. Il processo si articola nell’individuazione dei core della comunità, nella delimitazione del bacino di riferimento secondo criteri urbanistici e idrografici e nella costruzione di un dataset multidimensionale comprendente indicatori energetici, microclimatici e socioeconomici.

L’applicazione della metodologia ha condotto alla selezione di un caso pilota nel comune di Melito di Napoli, caratterizzato da elevata densità abitativa, carenza di servizi e diffuse criticità ambientali e infrastrutturali. L’area di studio, estesa circa 0,69 km² e con una popolazione di circa 3.400 abitanti, rappresenta un contesto paradigmatico per la sperimentazione di strategie integrate di rigenerazione urbana nel Mezzogiorno.

L’approccio sperimentale si basa su un processo che combina analisi quantitative e qualitative. In particolare, sono stati valutati il potenziale di produzione di energia rinnovabile, le condizioni ambientali e le caratteristiche socioeconomiche della popolazione. Tali analisi hanno consentito la costruzione di scenari progettuali orientati al miglioramento dell’accessibilità, della qualità ambientale e dell’efficienza nell’uso e nella condivisione delle risorse.

La ricerca si sviluppa lungo tre direttrici principali: integrazione dei sistemi energetici nelle comunità urbane, riqualificazione dello spazio pubblico attraverso soluzioni nature-based multifunzionali, e attivazione di processi comunitari per la condivisione delle risorse, a partire da quella energetica. La finalità è definire un modello replicabile di rigenerazione urbana in grado di incrementare resilienza, coesione sociale e performance ambientali, supportando al contempo i processi decisionali delle amministrazioni pubbliche attraverso strategie misurabili e scalabili.

Unità di Ricerca Coinvolte

Dipartimento di Ingegneria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Dipartimento di Economia, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Consulenza del Center for Resource Efficient Communities (CREC): Università della California di Berkeley, USA

Componenti del gruppo di ricerca

Renata Valente, Louise A. Mozingo, Salvatore Losco, Maria Rosaria Alfano, Cristiana Donati, Roberto Bosco, Savino Giacobbe, Cipriano Cerullo, Mihaela B. Maienza

 

Scala Territoriale

Melito di Napoli è un comune della Città Metropolitana di Napoli con 36.334 abitanti su 3,57 km² e una densità superiore a 10.000 ab/km², tra le più alte dell’area metropolitana. La sua espansione urbana, accelerata nel secondo dopoguerra e dopo il terremoto del 1980, è avvenuta in parte in conformità al PRG del 1987, generando un tessuto edilizio frammentato e fortemente impermeabilizzato. Il territorio presenta carenza di spazi verdi e attrezzature collettive, con solo 5,40 m² di verde pubblico fruibile per abitante nel bacino analizzato.

Il consumo di suolo raggiunge valori dell’81%, molto superiori alla media nazionale. L’economia è prevalentemente terziaria, con livelli di occupazione inferiori alla media nazionale e redditi medi dichiarati stabilmente più bassi rispetto a Campania e Italia. La popolazione è relativamente giovane ma segnata da fragilità occupazionale, alta inattività e presenza significativa di famiglie monoreddito.

Scala di Bacino

La ricerca testa l’applicazione di AGAPE su un’area di studio identificata all’interno del comune di Melito di Napoli. Essa si caratterizza per una significativa carenza di attrezzature collettive quali luoghi di culto, spazi culturali, centri di assistenza, parcheggi, impianti sportivi e giardini. Al suo interno le reti infrastrutturali risultano inadeguate e frammentate. L’assenza di trasporti pubblici obbliga la numerosa popolazione del bacino a spostarsi con mezzi privati.

La quantità di spazi pubblici coperti ammonta a 4,76 m² per abitante, mentre quelli all’aperto a soli 1,46 m² per abitante. All’interno del bacino ricade un’area di espansione realizzata secondo la legge 219 del 1981 dopo il terremoto dell’Irpinia, con quattro edifici realizzati in prefabbricati in calcestruzzo armato e le dotazioni ex lege 1444/1968. Le autorità locali hanno acquisito al loro patrimonio due comparti edificati risultati abusivi. Tali aree rappresentano un’opportunità strategica di riqualificazione.

Gli edifici presenti all’interno del bacino sono sottesi a due cabine elettriche primarie. Nella cabina a nord ricadono le due scuole comunali Collodi e De Curtis e il complesso di edilizia “219”, mentre nella cabina a sud, di maggiore estensione per il bacino, ricadono l’istituto scolastico I. Kant e il cimitero.

Finalità della sperimentazione 

La sperimentazione si basa sull’applicazione del protocollo GIS A.G.A.P.E. (Automatic GIS Assessment Protocol for Energy and Environment), configurato come framework metodologico integrato per la definizione di Comunità Urbane Sostenibili (CUS).

Il processo si articola in una sequenza strutturata di fasi: individuazione dei core funzionali tra le attrezzature pubbliche, delimitazione del bacino di utenza mediante criteri urbanistici e idrografici, costruzione di un dataset multidimensionale e calcolo di indicatori prestazionali energetici, ambientali e sociali.

L’approccio metodologico si avvale di strumenti GIS e di plugin dedicati sviluppati dall’Unità Operativa Vanvitelli (MIHA, PRESTO, EasyPath), che consentono l’integrazione e l’elaborazione di dati eterogenei, nonché la generazione di scenari previsionali. In particolare, tali strumenti supportano il dimensionamento delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) all’interno della CUS, la valutazione delle prestazioni energetiche, l’analisi microclimatica e la verifica delle condizioni di accessibilità fisica e ambientale.

La sperimentazione definisce modelli replicabili di rigenerazione urbana basati su un approccio ecosistemico e data-driven, capaci di integrare dimensione energetica, infrastrutturale e sociale. In tale prospettiva, il protocollo mira a supportare i processi decisionali delle amministrazioni pubbliche, promuovendo l’efficienza nell’uso delle risorse, l’equità nell’accesso ai benefici e il rafforzamento della resilienza urbana, anche attraverso la costruzione di scenari adattivi e progressivi.

 

Focus progettuali specifici 

L’analisi sul bacino identificato ha evidenziato la possibilità di configurare, all’interno del perimetro della CUS individuato, due CER, con un investimento stimato di circa 8,3 milioni di euro (al netto di 1,06 milioni di incentivi), che tuttavia non garantisce un ritorno economico entro i 20 anni.

L’integrazione con strategie di rigenerazione urbana e sociale ha consentito di ampliare i benefici, attraverso scenari progettuali che migliorano accessibilità e qualità ambientale. In particolare, le configurazioni ambientali e ibride risultano le più efficaci in termini di rapporto costi-benefici. Il metaprogetto ha interessato due aree strategiche di circa 32.000 m² e 17.000 m², riconfigurate come poli della comunità.

Gli interventi prevedono una produzione di energia rinnovabile pari a circa 520 MWh/anno, la piantumazione di circa 200 alberi, un incremento significativo della permeabilità dei suoli e la gestione di circa 1.600 m³ di acque meteoriche, oltre alla realizzazione di una rete ciclopedonale di circa 1500 m. I benefici risultano rilevanti: riduzione della temperatura urbana con risparmi energetici pari a circa 188.500 €/anno, diminuzione del traffico del 10% (1.338.000 km/anno evitati) e risparmi per le famiglie pari a circa 602.100 €/anno, oltre alla riduzione delle emissioni climalteranti e inquinanti.

L’analisi economica evidenzia un Payback Period di 13 anni e un Valore Attuale Netto positivo pari a circa 4,29 milioni di euro, confermando l’efficacia del modello come strumento integrato di rigenerazione urbana.